L’incontro pubblico convocato dal sindaco Antonio Fani pare non abbia del tutto ricomposto le distanze sulla tariffa applicata nelle frazioni. La battagliera residente di Torre Ca’ di Bati Alessandra Aldori: «Una marcia indietro non è debolezza politica». Informata nuovamente anche la Difensora civica regionale Lucia Annibali
CASTEL SAN NICCOLÒ – L’assemblea pubblica sulla Tari e sul nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, convocata dal sindaco Antonio Fani per la sera di martedì 18 agosto scorso, non sembra aver ricomposto la frattura tra l’amministrazione comunale e alcuni cittadini delle frazioni.
La vicenda era esplosa nelle settimane precedenti a partire dal caso di alcune famiglie di Torre Ca’ di Bati, che avevano contestato l’applicazione della Tari al 100% nonostante, secondo quanto denunciato, la distanza di oltre 1.300 metri dal punto di conferimento dei rifiuti. Al centro delle contestazioni la modifica dell’articolo 20 del regolamento comunale e i nuovi criteri per individuare le cosiddette “zone non servite”. Il caso era stato sottoposto da Alessandra Aldori alla Difensora civica della Regione Toscana Lucia Annibali, che aveva invitato gli enti a valutare possibili interventi nell’ambito della propria potestà regolamentare e, insieme al gestore, anche una diversa collocazione dei cassonetti per mitigare i disagi. Dopo le polemiche e gli interventi sulla stampa, il Comune aveva quindi convocato una nuova assemblea pubblica per spiegare le ragioni delle scelte adottate.
A distanza di poche ore dall’incontro, è ancora Alessandra Aldori a intervenire, tracciando un bilancio negativo della serata. Un resoconto che rappresenta la posizione della residente e che evidenzia come, almeno dal suo punto di vista, dall’assemblea non siano emerse aperture sostanziali rispetto alla possibilità di rivedere il provvedimento.
«Durante l’assemblea pubblica del 18 agosto sulle tariffe Tari – afferma Aldori – ho ricevuto il solito diniego freddo e burocratico».
Il punto centrale della sua critica non riguarda tanto la legittimità formale delle decisioni assunte, quanto la loro equità e opportunità politica e sociale. «L’amministrazione non sta calpestando la legge – ammette Aldori – ma il buon senso sì», sostiene, contestando criteri che ritiene poco aderenti alle caratteristiche di un territorio montano e alle difficoltà quotidiane di chi vive nelle frazioni più periferiche.
Per Aldori il nodo resta quello sollevato fin dall’inizio della vicenda: chiedere il pagamento dell’intera tariffa anche a chi deve percorrere una distanza significativa per raggiungere i punti di conferimento rischierebbe di produrre una disparità tra chi abita nei centri maggiormente serviti e chi, invece, mantiene vive le località più isolate.
«Chi vive fuori dal centro non è un cittadino di serie B da usare come un bancomat», attacca la residente.
Dall’assemblea, secondo il suo racconto, sarebbe dunque emersa una sostanziale conferma della posizione dell’amministrazione, fondata sulle norme e sul regolamento approvato. Ed è proprio su questo punto che Aldori concentra la critica politica nei confronti del sindaco.
«Mettiamo pure che il sindaco abbia vinto la sua battaglia formale, blindandosi dietro i commi e i regolamenti – afferma –. Ha vinto sulla carta, ma ha perso sul piano umano, politico e sociale».
La residente sostiene che la gestione della vicenda abbia finito per incrinare il rapporto di fiducia tra amministrazione e una parte della popolazione delle frazioni. Da qui l’invito al primo cittadino a non considerare un’eventuale revisione della decisione come una sconfitta.
Durante l’assemblea Aldori si è rivolta direttamente al sindaco Fani chiedendo un cambio di posizione: «Un buon amministratore difende la sua gente, non la penalizza. Lei ha il dovere istituzionale e morale di tutelare chi vive e custodisce la montagna».
La richiesta rimane quindi quella avanzata fin dall’inizio: rivedere il provvedimento e i criteri applicati alle zone più lontane dai punti di raccolta, cercando una soluzione che tenga maggiormente conto delle specificità delle frazioni.
«Le chiediamo di fare un passo indietro, di ascoltarci e di venirci incontro revocando questo provvedimento – prosegue Aldori – perché governare insieme ai cittadini, e non contro di loro, è il primo dovere di un buon sindaco».
La questione, dunque, non si chiude con l’assemblea del 18 agosto. Aldori ha infatti già informato nuovamente la Difensora civica regionale Lucia Annibali sull’andamento e sull’esito dell’incontro e riferisce di essere in attesa di una risposta per valutare eventuali ulteriori iniziative.
Alla Difensora civica la residente rivolge un ringraziamento per aver portato il caso all’attenzione istituzionale, così come ringrazia i mezzi di informazione locali che nelle ultime settimane hanno seguito la vicenda.
Resta quindi aperto il confronto sulla Tari a Castel San Niccolò: da una parte l’impianto regolamentare adottato dal Comune, dall’altra la richiesta avanzata da alcuni residenti di introdurre criteri capaci di considerare maggiormente distanze, livello effettivo del servizio e peculiarità delle zone montane.
Per Aldori, dopo l’assemblea, la questione non è più soltanto tributaria: «Una marcia indietro non è una debolezza politica, ma un atto di maturità e rispetto».














