Dal palco di “Naturalmente Pianoforte” in Piazza Landino a Pratovecchio-Stia, il comico e conduttore immagina ministri e leader politici nei panni dei cittadini comuni. La frase sul ministro della Salute scatena le reazioni. Poi la precisazione sui social: “Non gli ho mai augurato di morire”.
PRATOVECCHIO STIA – Una serie di battute pronunciate durante “Incontri e parole” con Andrea Scanzi sul palco della rassegna “Naturalmente Pianoforte” si trasformano in un caso politico nazionale. Protagonista Enzo Iacchetti che, nel corso della serata, ha immaginato alcuni esponenti del Governo alle prese con i disagi vissuti quotidianamente dai cittadini, affidando il tutto a una serie di provocazioni.
«Vorrei vedere il ministro della Sanità andare in un ospedale, avere bisogno di una Tac, avere bisogno di una risonanza magnetica e sentirsi rispondere: “Ci dispiace, la prima libera è fra otto mesi”. E vederlo morire prima, come accade in molti casi da noi», ha affermato Iacchetti dal palco.
Nel corso dello stesso intervento il comico aveva rivolto frecciate anche ad altri esponenti della maggioranza, immaginando Matteo Salvini bloccato per ore su un Frecciarossa senza aria condizionata e il generale Roberto Vannacci impegnato ad asfaltare strade sotto il sole estivo.
Le dichiarazioni hanno immediatamente provocato una serie di reazioni politiche. Tra le prime è intervenuta la deputata di Italia Viva Daniela Sbrollini, che ha espresso solidarietà al ministro Schillaci.
«Stavolta Enzo Iacchetti ha davvero esagerato. Sono toni che vanno oltre la legittima critica politica e anche oltre il paradosso e la provocazione concessi agli artisti. Ci sono limiti che non possono essere superati», ha dichiarato.
Sulla stessa linea il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Berrino, secondo cui «esprimere dissenso è un diritto, ma augurare la morte a un ministro della Repubblica è un gesto che avvelena il dibattito pubblico e rischia di alimentare un clima di odio e tensione». Per Berrino, chi gode di una forte esposizione mediatica dovrebbe contribuire «ad abbassare i toni e non ad alimentare ulteriormente rabbia e contrapposizioni».
Di fronte alle polemiche, Iacchetti ha affidato ai social una precisazione.
«Caro ministro della Sanità, io non le ho mai augurato di morire, mi creda. Ho fatto solo un esempio, una gag simpatica in cui immaginavo tutti i ministri senza i loro poteri, costretti ad affrontare la vita come persone comuni», ha detto in un video social.
L’attore ha spiegato che il riferimento riguardava le lunghe liste d’attesa della sanità pubblica. «Può darsi che muoia, come succede a tanta gente che muore prima di avere gli appuntamenti per gli esami», ha aggiunto, sostenendo che il suo intento fosse quello di denunciare una criticità del sistema sanitario.
Le spiegazioni, tuttavia, non hanno placato il dibattito. È intervenuto anche il coordinatore della Direzione nazionale di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli, che ha espresso «piena solidarietà» al ministro Schillaci.
«Augurare la morte a un ministro della Repubblica è inaccettabile e avvelena il confronto pubblico. Giustificarsi dicendo che era una battuta o semplice ironia è solo un tentativo di non assumersi la responsabilità delle proprie parole», ha affermato.
Cirielli ha inoltre ricordato che «le liste d’attesa rappresentano un problema che dura da decenni e che, per Costituzione, è di competenza delle Regioni», sostenendo che Schillaci sia «tra i primi ministri ad aver cercato di riportare centralità al dicastero della Salute su questo tema». L’esponente di Fratelli d’Italia ha infine invitato anche le forze di opposizione a prendere posizione, affermando che «il rispetto delle persone e delle istituzioni deve venire prima di ogni appartenenza politica».
Interviene con una nota anche il circolo Fratelli d’Italia Pratovecchio Stia: “Iacchetti quando il dissenso smette di essere confronto”.
“L’occasione era una rassegna culturale, “Naturalmente Pianoforte”, organizzata a Pratovecchio con la direzione degli incontri affidata al giornalista Andrea Scanzi. “Naturalmente Pianoforte” un contesto nato per favorire la diffusione dell’amore per la musica, il dialogo, il confronto e la riflessione, ha subito una involuzione: da quel palco sono arrivate parole che nulla hanno a che fare con il contesto in cui sono state dette.
Enzo Iacchetti, protagonista di un appuntamento della manifestazione, ha rivolto duri attacchi nei confronti di tutti: dal generale Vannacci, al vicepremier Salvini, dal Presidente del Consiglio Meloni, fino al ministro della Salute Schillaci.
A suscitare maggiore indignazione, tuttavia, non sono state le critiche politiche – pienamente legittime in una democrazia – bensì, tra i tanti giudizi espressi in modo forse anche improprio, l’auspicio che il ministro Schillaci potesse morire aspettando una TAC, come accadrebbe a molti cittadini costretti a fare i conti con le lunghe liste d’attesa della sanità pubblica.
La denuncia delle inefficienze del sistema sanitario è un tema che Fratelli d’Italia in Toscana cavalca per evidenziare le gravi carenze del mirabolante sistema toscano, che mirabolante non è e che, oltretutto, genera centinaia di milioni di disavanzo da anni. Quando però la legittima denunzia si trasforma nell’augurio di morte rivolto a una persona, oltretutto un ministro della Repubblica, si entra in un modus che nulla ha a che vedere con la critica politica, né tantomeno con la satira.
Da un personaggio pubblico, seguito da tanti italiani e da anni protagonista della televisione italiana, è lecito attendersi un linguaggio capace di alimentare il confronto, non di esasperarlo.
La libertà di espressione tutela anche le opinioni più dure, ma non esime dalla responsabilità morale delle parole pronunciate.
Esiste poi un tema di opportunità e coerenza. In un periodo storico in cui si invoca continuamente la necessità di abbassare i toni del dibattito pubblico, episodi come questo dovrebbero essere condannati con la stessa fermezza, indipendentemente dall’identità di chi parla, dal suo colore politico e da chi ne è destinatario. I principi non possono essere derogati a seconda delle simpatie personali.
La democrazia vive del confronto tra idee, non della delegittimazione dell’avversario attraverso l’odio personale.
Le parole hanno più peso, quando vengono pronunciate da chi dispone di un grande palcoscenico mediatico e serve responsabilità: Nei luoghi dedicati alla cultura e al dialogo le persone devono avere maggiore cautela e rispetto, ancor più poi quando l’evento ha il patrocinio del MIC”.














