“Sulle orme di Solomon: memoria, resistenza, coesistenza” è il titolo di un progetto transnazionale, con capofila l’Unione dei Comuni Montani del Casentino, che ha ottenuto un finanziamento di circa 370 mila euro dalla Commissione Europea, grazie a un percorso originale che coinvolge dodici soggetti tra enti pubblici, scuole, università tra Italia, Grecia e Germania. L’iniziativa parte dal C.R.E.D dell’Unione dei Comuni, in particolare dalla Banca della Memoria dell’ente, un archivio audiovisivo e digitale di oltre 3000 ore, finalizzato a raccogliere, tutelare e valorizzare attraverso video e interviste la memoria orale, la cultura materiale e immateriale e le tradizioni della valle e include testimonianze, antichi mestieri e memorie di guerra. Proprio per il suo lavoro di ricerca scientifica, il CRED si imbatte di recente, nella storia di Solom Saltiel, un ebreo sefardita di Salonicco, che ha intrecciato il suo eccezionale percorso umano con quello di molti casentinesi.
Pier Angelo Bonazzoli, coordinatore del CRED racconta: “L’idea è arrivata qui da noi con una storia che mi ha raccontato Marco Serrotti, originario di Badia Prataglia e che riguarda la sua nonna materna. Da lì è iniziato un percorso di ricerca su più fronti, i contatti in America con il figlio di Solomon e quindi la ricostruzione di una vicenda che coinvolge il nostro territorio, quello di Laterina e illumina parti sconosciute della nostra storia nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Abbiamo così redatto un progetto transnazionale presentato poi al CERV, il programma europeo che include una specifica linea di finanziamento denominata “Memoria Europea” (European Remembrance), che sostiene misure e progetti dedicati alla memoria dell’Olocausto, dei genocidi e dei crimini contro l’umanità, attraverso il quale abbiamo ottenuto un corposo finanziamento arrivando tra i primi a livello europeo”.
L’Unione dei Comuni si sta quindi muovendo su più livelli, per la realizzazione di materiale multimediale, teatrale, editoriale e non solo, che dovrà coinvolgere un pubblico molto ampio allo scopo di interessare la comunità in una storia che ne coinvolge tante altre e può restituire, alle giovani generazioni, un percorso di riflessione profondo sul senso dell’amicizia e sulla barbarie della guerra. Un progetto del passato, dunque, che parla al presente con la forza delle emozioni e con la concretezza di esti di coraggio che parlano al cuore di ogni essere umano, senza distinzioni di cultura o credo religioso.
Catturato durante la guerra, Saltiel fu internato nei campi di prigionia italiani tra i quali quello di Colle ascensione e quello di Laterina e successivamente deportato in Germania. Il suo percorso, segnato dalla resilienza, dall’uso delle lingue per sopravvivere e da atti di solidarietà, offre una potente prospettiva per collegare la microstoria alla memoria europea e all’educazione civica.
Il progetto persegue quattro obiettivi: salvaguardare e digitalizzare le testimonianze a fini educativi, tra cui la voce registrata di Saltiel e gli archivi familiari; promuovere l’attivismo di base per la memoria attraverso escursioni, cerimonie, spettacoli e dialoghi civici nei luoghi “dove è accaduto”; collegare le storie locali con i quadri di riferimento europei per la memoria dell’Olocausto; garantire un accesso inclusivo ed equo alla memoria, coinvolgendo giovani, educatori, nuovi arrivati e minoranze.
Pier Angelo Bonazzoli, che nel frattempo ha riallacciato i rapporti con il figlio di Salomon, Marti che vive a Flint negli Stati Uniti, spiega così le tappe del progetto: “Questi obiettivi saranno realizzati attraverso un programma di co-creazione artistica, laboratori scolastici, seminari accademici, mappe digitali della memoria, proiezioni di film e conferenze internazionali. Le attività combinano una ricerca rigorosa con metodi creativi, trasformando archivi fragili in strumenti educativi ed esperienze partecipative. I giovani non saranno solo spettatori, ma anche co-creatori di spettacoli, storie digitali e rituali civici. Il progetto affronta la Shoah come eredità europea fondamentale, contrasta la negazione e la distorsione e promuove il dialogo interculturale in linea con la Strategia dell’UE per la lotta all’antisemitismo. Radicando la memoria nelle comunità locali e diffondendo i risultati oltre i nostri confini”.
Solomon Saltiel nacque nel 1916 nella grande e cosmopolita città portuale di Salonicco, in Grecia.
La vicenda che lo lega al Casentino inizia nel settembre del 1943, quando Solomon fu trasferito al PG 38 di Poppi, per fare da interprete a 75 ufficiali greci lì detenuti. Gli ufficiali greci erano tenuti in ostaggio nella Villa Ascensione, una residenza estiva per sacerdoti prima della guerra, situata alla periferia della città di Poppi. Il 17 settembre, i greci avvistarono i tedeschi sulla strada che portava al campo, quindi fuggirono attraverso il filo spinato filo spinato precedentemente tagliato dai civili italiani del posto. Solomon si nascose in un capanno nel bosco vicino a Fronzola. Qui conobbe Gino Gaschi, il proprietario del capanno, e la sua famiglia.
Durante questo periodo, poiché parlava fluentemente l’italiano, Solomon strinse amicizia con gli abitanti di Fronzola e dintorni, che gli offrirono cibo e riparo.
Intorno alla seconda settimana di febbraio del 1944, i prigionieri greci furono trasferiti da Villa Ascensione a un convento all’interno delle mura cittadine di Poppi. A Solomon fu permesso di alloggiare all’hotel Ghelli, dove mangiavano gli ufficiali greci, e di fare da interprete. Gli fu anche permesso di aiutare i proprietari, Emma e Antonio Ghelli. All’hotel Ghelli, Solomon strinse amicizia con Emma e soprattutto con sua nuora Nella.
Un giorno dell’inverno del 1944, gli abitanti di Poppi notarono che dei veicoli tedeschi si stavano avvicinando alla città. Sapendo che Solomon era ebreo e in pericolo a causa dei tedeschi, Emma e Nella lo esortarono a fuggire dalla porta sul retro dell’hotel. Questa, tuttavia è solo una piccola parte di una vicenda umana ampissima che parla tutte le lingue del mondo e ci riconnette al presente, offrendoci anche strumenti di comprensione per il nostro futuro.
Il Sindaco e Presidente dell’Unione dei Comuni Montani Federico Lorenzoni e il Sindaco Antonio Fani, Assessore competente per le attività del CRED e dell’Ecomuseo commentano: “Si tratta di un progetto di grande valore che l’Unione dei Comuni Montani, attraverso il suo servizio CREd Ecomuseo, ha saputo intercettare, offrendo al nostro territorio di essere capofila a livello internazionale di un percorso che avrà ricadute culturali di valori e un coinvolgimento importante a livello accademico. MI complimento e ringrazio i collaboratori che hanno saputo cogliere un’occasione di studio e farla diventare un importante strumento al servizio della pace e della civiltà”.

Solomon, primo a destra, nel campo di prigionia di Moosborg









