L’Unione Comunale del Partito Democratico ricorda il 28 agosto 1944. Il segretario Fernando Piantini: “La Resistenza ci insegna ancora oggi a rifiutare la rassegnazione. E la pace resta un compito della politica e dei cittadini”.
BIBBIENA – Ottantadue anni dopo la Liberazione di Bibbiena, la memoria della Resistenza diventa occasione per interrogarsi sul presente, sul futuro delle comunità locali e sul significato concreto della libertà. È questa la riflessione proposta dall’Unione Comunale del Partito Democratico di Bibbiena in occasione dell’anniversario del 28 agosto 1944.
Una data che richiama una delle pagine più importanti e dolorose della storia del Casentino. Dopo l’8 settembre 1943, anche nella vallata iniziarono infatti a organizzarsi i primi nuclei della Resistenza. Il Gruppo Casentino, successivamente confluito nella XXIII Brigata “Pio Borri”, raccolse armi e materiali, compì azioni di sabotaggio e prestò aiuto ai prigionieri alleati fuggiti e ai militari italiani sbandati. Un impegno pagato duramente anche dalla popolazione civile, come dimostrano le trenta vittime del rastrellamento nazifascista del 13 aprile 1944 tra Partina e Moscaio.
Nell’estate del 1944, con il Casentino ormai diventato terra di fronte, i partigiani del Gruppo Casentino entrarono a Bibbiena mentre le forze tedesche ripiegavano davanti all’avanzata alleata. “Bibbiena non fu soltanto liberata – sottolinea il segretario dell’Unione Comunale del Pd, Fernando Piantini – perché ci furono bibbienesi e casentinesi che contribuirono direttamente alla sua Liberazione, assumendosi la responsabilità di combattere per la libertà”.
Ed è proprio dalla parola responsabilità che prende avvio la riflessione del Partito Democratico.
“Oggi viviamo fortunatamente in un tempo completamente diverso: non siamo sotto una dittatura fascista e non abbiamo un esercito occupante nelle nostre strade. Proprio per questo dobbiamo porci una domanda: che cosa stiamo facendo noi della libertà che abbiamo ricevuto?”, afferma Piantini.
Una libertà che, secondo il segretario Pd, non può essere interpretata soltanto attraverso i diritti politici e civili fondamentali.
“Essere una comunità libera non significa solamente poter votare, parlare, manifestare o dissentire. Significa mettere davvero ogni persona nelle condizioni di scegliere il proprio futuro. La libertà è anche libertà di poter restare: poter studiare e formarsi senza essere costretti ad andare altrove per trovare un’opportunità, poter costruire una famiglia nella propria valle, poter crescere e invecchiare contando sui servizi necessari, avere un lavoro dignitoso e raggiungere una scuola, un ospedale o il proprio posto di lavoro senza trasformare ogni giorno la distanza in un ostacolo”.
Da qui il legame tra memoria storica e problemi contemporanei.
“La Resistenza continua a parlare al presente perché una delle più grandi lezioni lasciateci dalle partigiane e dai partigiani è proprio il rifiuto della rassegnazione. Non possiamo accettare che i diritti di cittadinanza siano differenti a seconda del luogo nel quale una persona nasce o decide di vivere”, prosegue Piantini.
Secondo l’Unione Comunale del Pd, la costruzione del futuro del Casentino richiede quindi una responsabilità collettiva che coinvolga istituzioni, associazioni, imprese, scuole e cittadini.
“Dobbiamo tornare a costruire insieme una visione della comunità che vogliamo lasciare alle generazioni future e riconoscere che, pur nelle nostre differenze, abbiamo un destino comune. Durante la Resistenza persone provenienti da culture politiche e condizioni sociali profondamente diverse seppero comprendere che esistevano valori più grandi delle loro divisioni. Comunisti, socialisti, cattolici, liberali, repubblicani, militari, operai, contadini e studenti seppero stare dalla stessa parte quando erano in gioco la libertà e il futuro del Paese. Anche oggi abbiamo bisogno della maturità necessaria per riconoscere, oltre le differenze, il bene comune”.
Il messaggio dell’anniversario guarda quindi soprattutto alle nuove generazioni.
“Ottantadue anni fa ci furono donne e uomini capaci di immaginare Bibbiena e il Casentino liberi quando la libertà sembrava lontanissima. La nostra responsabilità, oggi, è costruire una comunità degna della libertà che abbiamo ricevuto. È così che possiamo rendere vive la Resistenza e la Liberazione: non ripetendo il passato, ma rifiutando la rassegnazione e assumendoci, nel nostro tempo, la responsabilità del futuro”.
La riflessione dell’Unione Comunale del Pd si conclude infine sul tema della pace e sul principio costituzionale del ripudio della guerra.
“C’è una parola che non possiamo dimenticare: pace. Non è un’utopia ingenua, ma un compito dei cittadini e della politica. Per essere duratura ha bisogno di giustizia, libertà, rispetto dei diritti e della dignità di ogni essere umano. Non è casuale che dalla tragedia della dittatura e della guerra sia nata una Costituzione che non si limita ad auspicare la pace, ma afferma con forza che l’Italia ripudia la guerra”.
“Quelle generazioni – conclude Fernando Piantini – combatterono perché quelle successive potessero vivere in un Paese fondato sulla libertà, sulla democrazia e sulla pace. Ripudiare la guerra significa continuare a credere nella politica, nel diritto e nella diplomazia, nella capacità dei popoli di costruire la pace. La Resistenza ci ha insegnato a non rassegnarci quando libertà e dignità vengono negate. Facciamo vivere quella lezione anche oggi, non rassegnandoci alle ingiustizie, all’idea che il futuro delle nostre comunità sia già scritto e, soprattutto, alla guerra”.














