Il Festival dell’Equilibrio: due giornate dense di riflessione e confronto, la prima guidata dalla nota giornalista Marianna Aprile, chiamata a condurre i panel della manifestazione promossa dall’Unione dei Comuni del Casentino, sostenuta da Colacem e con il patrocinio della Regione Toscana. Un appuntamento che mette al centro una parola chiave del nostro tempo: equilibrio.
Marianna Aprile, il Festival dell’Equilibrio affronta temi molto attuali e complessi. Di cosa si parla in questa due giorni?
«Attorno all’idea di equilibrio ruota inevitabilmente quella di squilibrio. E viviamo un periodo segnato da grandi squilibri: geopolitici, economici, sociali e politici. In queste giornate, insieme ai tanti relatori, stiamo cercando di capire qual è il nostro posto nel mondo. “Nostro” come esseri umani, cittadini, italiani, europei. Stiamo provando a scattare una fotografia di come siamo messi e, allo stesso tempo, a individuare qualche spunto per costruire un nuovo equilibrio».
Il Festival sta introducendo anche nuovi concetti e linguaggi. È così?
«Sì, stiamo scoprendo parole nuove, ma anche nuovi modi di interpretare quelle che già conosciamo. La diffusione veloce – e non sempre regolata – dell’intelligenza artificiale, insieme ai cambiamenti nei modi di fare politica, impresa e diplomazia, ci obbliga a rinegoziare il nostro rapporto con la realtà. Questo significa interrogarsi su ogni aspetto della nostra vita: dalle relazioni al lavoro, fino alla responsabilità dei cittadini e di chi governa. È un percorso lungo, che qui proviamo a fare in modo coordinato e agile, ma è chiaro che continueremo a parlarne anche altrove: è il grande tema del nostro tempo».
Dopo un primo panel più tecnico e filosofico sull’intelligenza artificiale, il secondo incontro entra nel rapporto tra istituzioni e società.
«Nel secondo panel, con Massimiliano Valerii del Censis, Marco Bentivogli e Francesco Clementi, cercheremo di capire l’impatto concreto di questi cambiamenti sulle nostre società. Parliamo di relazioni sociali, lavoro, ma anche di equilibri più ampi: quello demografico – siamo un Paese sempre più anziano – e quello di genere, che resta un elemento determinante. L’obiettivo è capire quali responsabilità spettano alle istituzioni, ma anche a ciascuno di noi, affinché questi squilibri possano diventare più dinamici. Non possiamo eliminarli, ma possiamo imparare a gestirli e negoziarli».
Nel suo lavoro quotidiano, l’intelligenza artificiale è uno strumento utile?
«Confesso di avere un approccio prudente: sono “nata anziana”, mi fa un po’ paura. Ne riconosco i vantaggi in molti ambiti, ma nel mio lavoro, nella scrittura, la considero una scorciatoia che preferisco non prendere. Forse più avanti, quando sarò molto stanca, potrei anche cambiare idea… ma per ora scelgo di farne a meno».
Come ha trovato il Casentino? Lo conosceva già?
«Colpevolmente no. E devo dire che passo il tempo sul palco a pensare: perché non posso fermarmi anche domani? Purtroppo devo tornare a “In Onda”, ma tornerò appena possibile».
Un festival che, partendo da un territorio come il Casentino, prova dunque a leggere le grandi trasformazioni globali, offrendo strumenti per orientarsi in un presente sempre più complesso. E, forse, per immaginare nuovi equilibri possibili.


































