Dall’Assemblea nazionale Cia a Roma il grido d’allarme. Urgente costruire una politica agraria che metta al centro reddito e territori.
Stefani (Presidente Cia Arezzo) nel suo intervento: “E’ necessario sostenere il reddito agricolo, rafforzare il dialogo con territori e istituzioni, costruire nuove opportunità per i giovani”
Un forte richiamo alla necessità di rafforzare il ruolo dell’associazione, sostenere il reddito agricolo e costruire nuove prospettive per le imprese e per i giovani. È questo il cuore dell’intervento di Serena Stefani, presidente di Cia Arezzo, nel corso dell’assemblea nazionale per la nomina della nuova governance associativa.
Nel suo intervento, Stefani ha innanzitutto rivolto un ringraziamento per il lavoro svolto dalla dirigenza uscente e da tutta la struttura associativa, sottolineando l’importanza del percorso di riorganizzazione intrapreso negli ultimi anni.
“La nostra associazione – ha evidenziato – deve continuare a investire nella formazione continua dei dipendenti e dei collaboratori, per essere sempre più preparata a dare risposte efficaci alle esigenze delle imprese agricole e dei cittadini”.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema della comunicazione e del dialogo con il mondo esterno. Secondo la presidente di Cia Arezzo è fondamentale mantenere e potenziare il confronto con associati, cittadini e istituzioni, rafforzando il ruolo della Confederazione come punto di riferimento per il territorio e per il settore agricolo.
Il filo conduttore dell’intervento è stato il tema del reddito agricolo, sempre più difficile da garantire in tutte le aree e in tutti i comparti produttivi.
“Aumentano i costi dei carburanti, dei fertilizzanti e delle materie prime, mentre gli effetti della crisi climatica colpiscono duramente le produzioni agricole – ha spiegato Stefani –. Molti imprenditori stanno pensando di abbandonare le loro aziende perché non riescono più a sostenere economicamente l’attività”.
Una situazione che, secondo Stefani, impone alla Confederazione uno sforzo straordinario per trovare nuove soluzioni capaci di trattenere chi non vede futuro nell’attività.
“Gli agricoltori non sono soltanto produttori di cibo sicuro e di qualità – ha sottolineato – ma rappresentano un presidio fondamentale per la salvaguardia del territorio, contro l’abbandono, il dissesto e il degrado delle aree rurali”.
Da qui la necessità di costruire una nuova politica agraria che metta al centro l’impresa agricola e il suo legame con il territorio.
“Dobbiamo pensare a nuove opportunità per i giovani agricoltori e creare condizioni che rendano nuovamente attrattivo il lavoro agricolo. Oggi molti nostri soci vogliono gettare la spugna: i prezzi non sono competitivi, ci sono difficoltà climatiche sempre più pesanti, problemi legati ai predatori e alle malattie delle colture e degli allevamenti”.
Secondo Stefani, occorre pianificare una politica che tenga al centro le tante agricolture non solo per garantire sicurezza alimentare e qualità delle produzioni, ma anche difendere la tenuta sociale delle aree marginali, dove negli ultimi anni si sono già creati “vuoti importanti e preoccupanti”.
L’intervento si è concluso affidando alla nuova governance nazionale la responsabilità di tradurre in azioni e proposte politiche serie il grido di aiuto lanciato dai territori, per costruire un’associazione sempre più forte e capace di affrontare le sfide future dell’agricoltura italiana.










