È stata inviata una lettera alle istituzioni per richiedere una presa di posizione ufficiale contro l’eolico. Tra le motivazioni rientrano tutela del paesaggio, della biodiversità, del turismo lento e dei cammini.
POPPI (AR) – Contrarietà all’eolico industriale nel crinale tra il valico di Croce a Mori e località Gualdo nel Comune di Pratovecchio Stia. A esprimerla sono un gruppo di associazioni casentinesi tra cui figurano Biodistretto del Casentino, Gas del Casentino, Mercato Contadino del Casentino, Casentino Antifascista, Collettivo Numega e Movimento Decrescita Felice che, dopo due giorni di discussione e di confronto tenutesi presso il castello di Poppi dal titolo “Casentino oltre la crescita”, hanno condiviso la loro ferma opposizione rispetto al progetto “Londa” per l’installazione di sei nuove torri eoliche.
Questa convinzione è stata ribadita in una lettera inviata a tutti i sindaci dei Comuni del Casentino, oltre che al presidente dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino e al presidente della Regione Toscana, con l’obiettivo di sollecitare una presa di posizione ufficiale contro lo stesso progetto. L’invito rivolto agli amministratori è a esprimere la loro contrarietà nelle rispettive giunte e ad attivarsi per trasmettere questa posizione ai competenti uffici della Regione Toscana che, nelle prossime settimane, saranno chiamati a esprimersi nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Il documento chiarisce come l’opposizione al progetto “Londa” sia motivata da una serie di criticità di carattere ambientale, paesaggistico, economico e sociale. In primo luogo viene evidenziato come le sei torri eoliche, con un’altezza di circa duecento metri, determinerebbero un forte impatto visivo, alterando il panorama di un’ampia porzione del Casentino e risultando percepibili anche da luoghi simbolo del territorio quali il castello di Poppi, il santuario della Verna, il castello di Romena e altri siti di particolare valore storico, culturale e paesaggistico. Ulteriori preoccupazioni riguardano la localizzazione degli impianti e della viabilità necessaria per l’accesso ai cantieri che, secondo i firmatari, finirebbe per modificare profondamente gli equilibri naturali dell’area interessata, coinvolgendo anche l’antica Via Etrusca e il percorso del Cammino di San Francesco, oltre a incidere sull’ecologia del suolo, delle acque e dei boschi. Tra gli aspetti ritenuti più delicati viene inoltre richiamata la presenza di un corridoio ecologico considerato strategico per il collegamento tra l’area del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e i complessi forestali del Pratomagno e di Vallombrosa. Secondo le associazioni, infatti, tale territorio possiede le caratteristiche individuate dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità per essere riconosciuto quale area di connessione tutelata tra aree protette come patrimonio dell’Unesco. La lettera pone infine l’attenzione sulle possibili ricadute economiche del progetto che rischierebbe di penalizzare le numerose strutture ricettive, le aziende agricole e tutte le forme di turismo lento e di accoglienza che negli ultimi anni hanno rappresentato un’importante opportunità di sviluppo anche per il crinale tra la Val di Sieve e il Casentino. “Il territorio è già stato marginalizzato”, sottolineano i firmatari, “e la trasformazione dei crinali in siti industriali ai confini del Parco Nazionale ne comprometterebbe definitivamente l’identità, la vocazione e il futuro”.
Le associazioni confermano l’urgenza e l’importanza di perseguire la transizione ecologica ma con principi e strumenti differenti. Paesaggi, territori agricoli ed ecosistemi sono infatti beni comuni tutelati dalla Costituzione e non possono essere compromessi da una transizione energetica guidata da interessi speculativi che aumentano il consumo di suolo e gli impatti ambientali. Le energie rinnovabili, al contrario, dovrebbero svilupparsi prioritariamente sulle superfici già urbanizzate e impermeabilizzate, nelle aree industriali dismesse e attraverso impianti diffusi, di piccola scala e al servizio delle comunità locali, facendo di risparmio energetico e comunità energetiche solidali i pilastri di una conversione ecologica capace di limitare il consumo di suolo, la cementificazione degli ecosistemi naturali e la compromissione delle sorgenti e della qualità delle acque. “La transizione energetica”, aggiungono le associazioni, “non può ridursi a una semplice riconversione tecnologica, ma deve promuovere un modello di sviluppo realmente sostenibile, rispettoso dei territori, delle comunità e delle loro specificità ambientali e culturali. Auspichiamo, in sostanza, un cambio di paradigma: da un’economia orientata esclusivamente alla crescita e al profitto a un’economia fondata sulla cura delle persone e del territorio. Un sistema che preveda la decrescita dei settori produttivi più nocivi, evitando di sacrificare territori fragili e comunità vulnerabili come quelle delle terre alte”.





