Eventi e Cultura
“La ragazza dai pantaloni verdi: Giusy, la Juve, l’Heysel” al Festival del Libro per ragazzi di Bibbiena
Il Festival del Libro per Ragazzi di Bibbiena, che quest’anno ha come tema il coraggio, ospiterà nel suo folto calendario di due settimane, un libro che di coraggio è pieno: “La ragazza dai pantaloni verdi: Giusy, la Juve, l’Heysel”, scritto dal giornalista aretino Luca Serafini. Il 3 di marzo alle ore 21.00, presso la Sala delle Bandiere di Bibbiena, la serata avrà anche un moderatore di eccezione che accompagnerà Serafini nel racconto di questa vita strappata troppo presto e ingiustamente da questo mondo: Luigi Garlando. Il giornalista della Gazzetta dello Sport, amico del Festival, quest’anno sarà a Bibbiena per presentare il suo nuovo romanzo biografico “Sandro libera tutti”, sulla vita di Sandro Pertini.
Insieme ai due giornalisti ci sarà anche Francesco, uno dei fratelli di Giusy e Andrea Lorentini Presidente dell’Associazione delle famiglie delle vittime, per portare ai giovani del Casentino questa ragazza degli anni Ottanta, piena di talento e di passioni sportive come la Juve e il ciclismo, la cui vita è stata spezzata dalla violenza senza senso, dalla mancanza di standard di sicurezza, dall’incuria di chi deve organizzare eventi aperti al grande pubblico.
“Giusy non si è trovata nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Giusy era nel posto giusto, al momento giusto perché era un premio per lei, e perché la sua passione era la Juve. Sbagliato è stato tutto il resto: la violenza di un tifo che diventa disumano, l’insensatezza di un’organizzazione manchevole, e di un luogo privo delle necessarie misure di sicurezza. La rete che divideva i tifosi della Juve da quelli del Liverpool è anche metaforica: è il rispetto che è dovuto a ogni essere umano e che in quel frangente è stato distrutto e oltrepassato. Giusy invece rappresentava i valori di una famiglia unita e capace di dare affetto e di far crescere i figli con educazione e appunto il faro del rispetto. Giusy amava il calcio, la sua Juve e il ciclismo, un amore puro che la portava a rispettare sempre compagni e compagne”, commenta Serafini che ha raccontato la sua storia proprio rileggendo le lettere che lei scriveva a amiche e amici, un mezzo di comunicazione che il digitale ha ormai superato, ma che rappresenta un aspetto bello del racconto di quegli anni.
Luca ha scritto questo libro per “espiare una colpa” che lui racconta così: “Quella stessa notte della tragedia, feci una cosa di cui mi pentì subito e per la quale ho deciso di prendermi cura della storia di Giusy, a fianco della sua famiglia con la quale ho portato a termine questo lavoro”. La cosa che in questo vortice interiore che intreccia le vite di tante persone Luca si dice grato alla famiglia di Giusy: “Una famiglia integra, capace di vero coraggio e di senso di giustizia; nonostante che il calcio si fosse presa la persona più preziosa, loro non hanno mai smesso di amare il calcio bello e corretto, non hanno smesso di amare la Juve e di credere nei valori dello sport; non hanno mai pensato a quella coppa come la coppa insanguinata”.
Questo libro di memoria e di cura, è uno scrigno prezioso di tante cose che oggi ci fanno riflettere ed emozionare, per esempio la foto di copertina, la stessa che il babbo di Giusy le scattò prima di entrare allo stadio. Una foto che è un simbolo, oltre che un ricordo.
Nel corso della presentazione verrà portata, come in ogni occasione pubblica, la borsa che la diciassettenne aretina indossa in quella foto e che sarà ritrovata in mezzo alla distruzione della Curva Z. Oggi quella borsa è il simbolo della vita che vuole continuare e che parla di pace, di amore per il prossimo e di rispetto per ogni vita, è il testimone che viene passata da luogo in luogo per dire ai giovani che l’Heysel è accaduto ma che sta a noi, tutti noi, non ripetere gli stessi errori.




