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Ambiente

Eolico industriale a Londa, pale visibili da La Verna e da Poppi. Cresce il fronte del no: “Esistono alternative sostenibili e partecipate”

La mobilitazione contro il progetto di impianto eolico industriale previsto nel territorio di Londa continua a crescere e a strutturarsi. Dopo la partecipatissima assemblea pubblica tenutasi a Rincine, anche il Circolo ARCI ha ospitato un nuovo incontro pubblico, confermando una contrarietà diffusa e trasversale da parte della comunità locale.

Il progetto, presentato da Hergo Renewables, controllata dal gruppo ENI, prevede l’installazione di sei pale eoliche alte circa 200 metri lungo il crinale tra Croce ai Mori e il Croscione, in un’area di grande pregio ambientale, in continuità ecologica con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Durante l’assemblea di Rincine, svoltasi in una sala polifunzionale gremita, i cittadini hanno espresso una netta opposizione al progetto, denunciando la scarsa informazione e il mancato coinvolgimento della popolazione nelle fasi iniziali. Il sindaco, presente all’incontro, ha dichiarato di non essere contrario per preconcetto, sottolineando la volontà di aprire un confronto con la società proponente, in particolare sul tema delle compensazioni ambientali. Una posizione che non ha però convinto i partecipanti, critici soprattutto sui tempi della comunicazione.

«Dalla presentazione della documentazione ad agosto fino alla pubblicazione del progetto a dicembre, di fatto non se ne poteva parlare», ha spiegato Fabrizia Laroma Jezzi, referente del Comitato Crinali Liberi Londa. «Ci siamo trovati davanti a un progetto già strutturato, senza un reale confronto con la comunità».

Secondo Jezzi, l’impatto dell’impianto sarebbe rilevante e irreversibile: «Sei pale alte 200 metri richiedono fondazioni profonde e infrastrutture invasive. Parliamo di crinali in continuità con il Parco Nazionale, con una fauna e una flora di altissimo valore naturalistico. Questo progetto rischia di cancellare l’identità e la vocazione di Londa, compromettendo per sempre il capitale naturale del territorio».

Alle preoccupazioni ambientali si sommano quelle economiche e sociali. «L’impianto sorgerebbe in prossimità di agriturismi e strutture ricettive di pregio – ha aggiunto –. L’industrializzazione dei crinali potrebbe ridurre drasticamente l’attrattiva turistica, causando chiusure di attività e svalutazione dei terreni, vanificando anni di politiche orientate al turismo sostenibile».

A rafforzare il fronte del no è arrivato anche il parere ufficiale negativo del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, che ha evidenziato l’impatto paesaggistico dell’impianto: le pale sarebbero visibili da vaste aree del Casentino, dal Santuario della Verna al Castello di Poppi, compromettendo la continuità ecologica e visiva dei crinali appenninici.

Il tema è stato ulteriormente approfondito nel successivo incontro al Circolo ARCI, organizzato dal Comitato Crinali Liberi insieme ai Comitati Territoriali Riuniti, in collaborazione con Italia Nostra Firenze e la Coalizione Ambientale TESS. «È stata una serata molto partecipata – ha dichiarato Jezzi – per dimostrare che esistono alternative concrete alla devastazione del paesaggio e anche alternative alla passività delle scelte calate dall’alto».

Durante l’incontro è intervenuto anche il dottor Alessandro Vigni, che ha illustrato il concetto di democrazia energetica: «La produzione diffusa di energia è l’alternativa alle grandi centrali in mano a pochi gruppi industriali che esercitano un enorme potere economico, controllando mercati, territori e comunità. Le comunità energetiche rappresentano un modello realmente sostenibile e partecipato».

La serata si è conclusa con una merenda-cena a base di prodotti locali, occasione che il Comitato ha voluto valorizzare come esempio di economia territoriale coerente con la vocazione di Londa. «Ringraziamo i produttori locali e tutti coloro che si sono impegnati nella cena di finanziamento in difesa dei crinali», ha sottolineato Jezzi.

Ora la richiesta rivolta alle istituzioni è chiara. «È necessario che la maggioranza prenda atto dell’ampia contrarietà della popolazione – ha concluso – e che il sindaco, anche alla luce della posizione dell’Unione dei Comuni e del parere negativo del Parco Nazionale, assuma finalmente una posizione contraria a un’opera che comprometterebbe per sempre il futuro di Londa».

Il Comitato ha annunciato l’invio di osservazioni formali e la richiesta alla Regione Toscana di non autorizzare l’impianto, ribadendo che «la transizione energetica è necessaria, ma deve essere ecologica, partecipata e rispettosa dei territori».

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